Intervista alla Dott.ssa Paola Scovazzi Psicologa e Psicoterapeuta

Dottoressa Scovazzi che cosa le piace del tuo lavoro?
La psicoterapia ha come perno, in fondo in fondo, il senso della vita e il rapporto con il dolore.
E’ un lavoro in cui puoi aiutare a vedere dei processi, favorire l’autonomia, dove la persona impara ad avere un rapporto differente con il proprio dolore.
Se poi aggiungiamo che gli stimoli sono infiniti, che sei libero di creare il tuo lavoro non solo insieme al paziente ma anche con i colleghi, beh, diventa ancora più interessante.
E l’elemento principe, imprescindibile, è il rapporto umano, una relazione, l’altro la sua storia e il suo presente lì con te in studio.

Tutto questo rende la mia professione molto simile al lavoro degli artigiani.
Certo non mancano i momenti in cui si è affaticati o si ha la testa presa dalla propria vita, in quei momenti faccio tesoro di quanto continuo ad sperimentare con i miei pazienti, dell’importanza dell’osservarsi, dello stare nel qui ed ora, del ridirigere l’attenzione dove secondo me è importante che stia e non dove tende ad andare da sola.

Come si superano le difficoltà nel percorso?
Insieme, sempre, e cercando di trovare una strada percorribile insieme piuttosto che avere ragione.

Quali aree le interessano?

Sono anni che lavoro in Psichiatria, Centro Psico Sociale o Programmi Innovativi, non può quindi non interessarmi la patologia mentale più severa ma trovo anche molto interessante gli aspetti di malessere che non rientrano in una “diagnosi” ma che hanno più a che vedere con lo sviluppo del benessere.
Le psicoterapie che ruotano intorno al senso della vita e ai momenti di crisi.
Il lavoro con gli eventi stressanti e traumatici.
L’esperienza ormai decennale nell’area dell’individuazione e trattamento delle patologie psichiche gravi nei giovani rende il lavoro con questa fascia d’età per me molto stimolante. Ho approfondito un approccio di terza generazione denominato DNA-V che parte non tanto dalla definizione di una patologia ma dallo sviluppo della flessibilità e della crescita sana nei giovani adulti.
Il tema della genitorialità consapevole: unire le competenze da terapeuta, i libri che mi hanno incuriosito e aiutato nell’essere madre, la personale pratica di consapevolezza e quello che mi insegna ogni giorno mia figlia per progettare dei percorsi di confronto per genitori. Avere alcune informazioni su come funziona la mente dei bambini e la conoscenza di se stessi, ho toccato sulla mia pelle quanto può aiutare nella gestione dei piccoli momenti di difficoltà con i figli piccoli.
E poi non possono mancare tra i miei interessi, professionali e personali le terapie di terza generazione.

I suoi progetti?
Continuare a studiare e alimentare la mia curiosità per poter condividere con i miei pazienti dei percorsi sempre più cuciti addosso rispetto alle loro esigenze.
Approfondire la pratica di consapevolezza per me come persona e per la ricaduta che inevitabilmente ha sul mio lavoro e sui miei pazienti.
Contribuire nel mio piccolo e nel piccolo di Spazio Connessioni, a diffondere la cultura della Mindfulness e delle pratiche di consapevolezza traducendo articoli, organizzando protocolli MBSR e facendo circolare informazioni scientifiche.
Formarmi come istruttore Mindfulness, ma per ora c’è altra strada da percorrere e una bimba da crescere,

Il suo motto?
Ogni giorno un pezzettino in più

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