Intervista alla Dottoressa Paola Scovazzi Psicologa e Psicoterapeuta

Dottoressa Scovazzi cosa vuol dire Terapie cognitive di terza generazione?

Per capirci dobbiamo fare un sintetico passo indietro nella storia della psicologia.
Negli anni ‘50 nasce la terapia comportamentale in risposta alla terapia psicoanalitica, ebbe uno straordinario successo e si sviluppò velocemente.
L’idea alla base è che le persone apprendano comportamenti a partire dai rinforzi ricevuti durante l’esistenza, se questi comportamenti sono disfunzionali se ne possono imparare per lo stesso principio di funzionali con l’aiuto del terapeuta.
Le tecniche più utilizzate sono l’esposizione e l’analisi funzionale.
Risultò evidente però che questo approccio non teneva conto degli aspetti cognitivi, ci spostiamo quindi verso la terapia cognitivo comportamentale che integra i due aspetti.
Secondo questa teoria il comportamento, così come le emozioni, dipendono dalla personale interpretazione della realtà. Vi possono quindi essere delle “distorsione” della realtà o della narrativa personale a partire da pregiudizi cognitivi o convinzioni disfunzionali.
La terapia cognitivo comportamentale si focalizza sul cambiamento di queste convinzioni attraverso la progressiva consapevolezza delle stesse. Cavallo di battaglia è la tecnica della ristrutturazione cognitiva.
Anche questo approccio che è stato il più studiato e validato negli ultimi 30 anno ha però dei limiti.
Come è possibile che alcune sofferenze permangano malgrado un’ottima ristrutturazione?
È in risposta a questi limiti che si sviluppa e prende piede nella comunità scientifica la terapia cognitiva comportamentale di terza generazione o di terza onda le cui strategie principali sono la mindfulness, l’accettazione e la defusione. Concetto portante è il non coinvolgimento (defusione) nei significati creati dalla propria mente e per lavorare in questa direzione è fondamentale la mindfulness, intesa come consapevolezza non giudicante nel momento presente e la relazione terapeuta-paziente.

Tra gli approcci più noti possiamo citare
Il protocollo MBSR Mindfulness Based Stress Reduction
Il protocollo MBCT Mindfulness Based Cognitive Therapy
L’ACT Acceptance and Commitment Therapy
La DBT Dialectical Behavior Therapy
Tutte accumunate dall’utilizzo della Mindfulness e dalle tecniche di defusione.

Che approcci si possono trovare a Spazio Connessioni?

Al momento potete trovare questi approcci ma i lavori sono in corso ed in continuo arricchimento.

MBSR: percorso strutturato ideato da Jon Kabat-Zinn per permettere a chiunque di poter sperimentare personalmente il potere trasformativo delle pratiche di consapevolezza o Mindfulness Meditation. Si articola in incontri settimanali di due ore per due mesi più compiti a casa da effettuare con costanza, per permettere ad una consapevolezza di sé non discorsiva che non può prescindere dall’esperienza personale.

ACT: si basa sulla Relational Frame Theory (RTF) e molto sinteticamente ipotizza che molti degli strumenti utilizzati per risolvere i problemi conducano invece in una trappola che amplifica la sofferenza e propone un cambio di prospettiva, si impara a guardare al proprio dolore piuttosto che vedere il mondo attraverso di esso.
Si basa su tre punti principali, la Mindfulness Meditation, l’Accettazione, l’Impegno verso la propria vita.

DNA-V: modello di intervento in ambito educativo e clinico per adolescenti e giovani adulti. Sviluppato da Hayes e Ciarrochi, affonda le radici nell’ACT e promuove la crescita e lo sviluppo cercando di stimolare comportamenti in linea con i propri valori che possano aiutare i giovani a gestire le emozioni, raggiungere obiettivi e costruire relazioni sociali appaganti piuttosto che focalizzarsi sulla negatività dei sintomi e l’etichetta delle diagnosi. L’acronimo DNA-V rappresenta i tre elementi della metafora utilizzati nel modello: esploratore (Discoverer), osservatore (Noticer) e consulente (Advisor). Al centro ci sono i valori (Values) che orientano i comportamenti.

Che cos’è l’EMDR?
L’EMDR è un intervento strutturato per il trattamento di diversi disturbi psicologici e di problemi legati sia a eventi traumatici sia a esperienze emotivamente stressanti, che può essere facilmente integrato con altri approcci terapeutici.
Presupposto di base è che gli esseri umani sono tutti dotati di un sistema fisiologico di elaborazione delle informazioni che generalmente serve ad elaborare gli eventi stressanti che ognuno di noi affronta nella vita. Questo sistema di elaborazione permette di “integrare gli eventi negativi che ci accadono nella visione-narrativa che abbiamo di noi stessi, della nostra storia e del mondo. In questo modo, possiamo ricordare anche le esperienze più negative senza che queste abbiano un impatto destabilizzante sul nostro equilibrio emotivo attuale.
Gli eventi stressanti o traumatici possono alterare questo sistema generando una specie di “congelamento” dei ricordi, per cui le memorie dell’esperienza rimangono non elaborate e causano malessere e disagio. La tecnica EMDR ha l’effetto di stimolare le informazioni bloccate e di permettere al cervello di elaborare l’esperienza stressante o traumatica fino alla sua risoluzione.
Al termine della rielaborazione con l’EMDR la persona ricorda l’esperienza senza disagio, percependola come qualsiasi altro ricordo della sua storia.

Che cos’è la Psicoterapia Sensomotoria (PSM)?
La Psicoterapia Sensomotoria è un approccio innovativo che si rivolge in modo particolare ai disturbi postraumatici, ma anche agli altri disturbi. Utilizza strumenti di osservazione e di intervento rivolti principalmente al corpo, che generalmente non sono inclusi in altri tipi di terapie.
Il terapeuta si concentra sulla postura della persona, sulle sue tensioni muscolari, sui movimenti, aiutando la persona a riconoscere e ad osservare come le sensazioni fisiche siano legate a emozioni e pensieri e ad integrare queste esperienze corporee nel suo vissuto.
Obiettivo principale della Psicoterapia Sensomotoria è aiutare la persona a regolare le funzioni neurovegetative alterate modificando i sintomi somatoformi e alcune credenze patogene, soprattutto quelle che riguardano il corpo. La persona viene aiutata a diventare consapevole del proprio corpo, sviluppando una progressiva fiducia verso di esso e imparando a riconoscere e rispettare i propri marcatori somatici.
Attraverso questa crescente integrazione mente-corpo è possibile arrivare ad acquisire una capacità di regolazione emotiva, di autoriflessività e un maggiore senso di padronanza e di competenza. Migliorando la capacità di regolare l’attivazione corporea si facilita l’accesso a stati mentali problematici.

Che cos’e’ l’ Emotionally Focused Therapy (EFT)?
L’EFT è un intervento psicoterapeutico di durata breve rivolto prevalentemente alla coppia, ma che può essere utilizzato anche individualmente e con le famiglie.
L’idea è che il benessere della persona e la capacità di affrontare e gestire al meglio i problemi aumentino se ci sentiamo supportati da un’altra persona e legati ad essa in una relazione sicura. Ciò che ci rende forti non è l’essere indipendenti e autosufficienti ma l’essere “dipendenti in modo efficace” da un’altra persona, nel senso di saperle chiedere aiuto per poter ricevere supporto emotivo.
La lettura proposta è che nella coppia le difficoltà nascano quando i due partners non sono in grado di generare una connessione emotiva sicura che possa permettergli di chiedere aiuto e questo succede quando sentono minacciato il loro legame. Al contratto
Al contrario si ingaggiano in “una danza” disfunzionale e dolorosa di risposte reciproche rigide, sia a livello emotivo sia comportamentale, che li tiene bloccati e incapaci di risolvere i loro conflitti.
L’EFT si basa sulla teoria dell’attaccamento e delle emozioni che è ampiamente supportate dalla ricerca empirica ed è un intervento di provata efficacia. I risultati di ricerca indicano che il 70-75% delle coppie riducono la loro sofferenza e circa il 90% mostrano miglioramenti significativi.

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