“Ma la cicogna si è dimenticata di me?”

Ispirata dalla canzone di J-AX e commossa, emozionata dalla melodia e dal testo, mi ritrovo a scrivere queste parole. Non siamo soli, no! Tante persone, apparentemente felici, stanno vivendo il dramma, perché questo è, dell’infertilità di coppia. 
Non poter realizzare il proprio sogno quando lo si vuole, il dover subire domande: “quand’è che ci fate un figlio?“, come se il figlio non fosse tuo, ma degli altri; la rabbia, il senso di frustrazione, il senso di colpa verso L’altro, il credere: “se fosse stato con un’altra, forse avrebbe avuto un figlio subito“; la vergogna, l’impotenza, il dover fare finta di niente agli occhi degli altri per paura di essere compatito… Basta tutto questo? No! Se vuoi un figlio e non arriva, devi intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita: e allora via con milioni di esami, invasivi e non, ma che ti mettono una pulce nell’orecchio: “avrò qualcosa che non va? Troveranno il motivo per cui non riusciamo ad avere un figlio?“… 
E, statisticamente, più esami fai, più cose saltano fuori. A volte sono le vere cause e risolte quelle, la strada si appiana. 
Ma quando il motivo sembra solo psicologico perché a livello fisico non c’è nulla? È ancora più doloroso perché pensi: “Oddio, e se non siamo geneticamente compatibili, non ci sono soluzioni!“. E la paura aumenta, l’ansia cresce e con essa i livelli di cortisolo, che di certo non aiuta.
Ma ti armi di coraggio e combatti la battaglia, insieme al tuo partner, che è lì, ad aspettare che tu ti apra, che gli faccia un sorriso e che capisca che anche lui sta soffrendo. Sì, perché l’uomo non è una roccia ma anche lui ha dei sentimenti e delle emozioni che hanno il diritto di essere ascoltate: spesso si arrogano il ruolo di essere le rocce della coppia, non potendo permettersi di esprimere le proprie paure per paura di far crollare ancora di più la donna. Tanto di cappello ai nostri uomini, ci sono anche loro, soffrono come noi e soprattutto con noi.
Una volta scoperto questo, il percorso ha preso una nuova piega, ci siamo sentiti più forti insieme, più uniti, più innamorati. 
Abbiamo sentito l’esigenza di raccontarlo al mondo perché non siamo diversi dagli altri, abbiamo solo avuto bisogno di una mano per poter realizzare il nostro sogno. 
A chi ha giudicato le nostre scelte abbiamo voltato le spalle; con chi ci è stato vicino, abbiamo condiviso tutto. Abbiamo scoperto nuove persone e nuove forze dentro di noi. 
Tutto sommato, questa esperienza, pur dolorosa fisicamente e psicologicamente, ci ha trasformato in persone diverse, nuove, più consapevoli e attente ai nostri bisogni e a quelli altrui, quindi dobbiamo dire grazie a ciò che ci è capitato perché oltre ad aver realizzato il nostro sogno, abbiamo ritrovato noi stessi come persone.

Dott.ssa Patrizia Provasi, Psicologa Psicoterapeuta, ideatrice e conduttrice con una collega del corso “Non ci pensare; vedrai che arriva” (vedi le recensioni sul corso). Mamma di un bambino nato con la procreazione medicalmente assistita.

Per approfondire:

  • Lettera a un bambino che è nato. Raffaella Clementi, ed. Imprimatur
  • Le difettose. Eleonora Mazzoni, ed. Einaudi
  • Do i numeri perché cerco te. Storie vere di procreazione assistita, infertilità, maternità e amore. Nicole Vian, ed. Armando Editore

4 thoughts on ““Ma la cicogna si è dimenticata di me?”

  1. Noi ci abbiamo messo 8 anni e siamo della categoria “non avete nulla che non va”…sono stati anni di un dolore immenso ma ora, guardando Federico, tutto quel dolore mi sembra lontano…-io mi ero data un mio termine fisico, ma finché una donna non “rinuncia” ad essere mamma “di pancia” è giusto lottare.

    • Concordo Stefania, il nostro essere mamme ci fa valicare montagne e riusciamo anche a superarle. Un abbraccio a Lei e Federico.
      P. Provasi

  2. La nostra piccola è arrivata appena in tempo, perché eravamo lì lì per dire basta: eravamo sfiniti e frustrati. Bisticciavamo per niente. Cose fatte ormai in modo meccanico… Ho seguito un lungo periodo di assunzione di progesterone, che mi mise sottosopra nel fisico e nella mente, facendomi ingrassare, rovinando la circolazione del sangue e il sonno, sballottando l’umore, facendomi venire pensieri tremendi; aggiungendo così tensione ai nervi già provati dall’ansia e dal dispiacere. Inoltre abbiamo parecchi anni in totale, quindi ecco l’ ansia per l’età avanzata, il rimpianto e il senso di colpa ” se ci avessimo pensato prima forse sarebbe stato diverso”. Una voce dentro di me mi diceva di non illudermi, di abituarci all’idea che molto probabilmente non ci sarebbe mai stato un bambino in tutta la nostra unica vita.
    Un altro aspetto doloroso secondo me è il rapporto con i parenti e le persone vicine, perché possono capitare quelli che prima fanno pressione, poi credono di capire che tu il figlio non lo vuoi, e allora ti biasimano. Poi scoprono che invece lo vuoi e non riesci, e allora ti biasimano lo stesso perché ci hai provato soltanto quando ti sei sentita pronta ; oppure ti consolano a modo loro, cercando di distrarti, di convincerti che in fondo va bene così, e che casomai se proprio vuoi puoi dedicarti agli altri bimbi. Non sempre e non con tutti questo metodo funziona perché può fare l’effetto opposto e alimentare la frustrazione e il senso di isolamento.

    • Sento dal Suo racconto tutto il dolore e la fatica; spesso chi ci vuole bene, fa di tutto per cercare di tirarci su il morale, ma a volte abbiamo proprio bisogno di stare a contatto con il nostro dolore, per poterlo accettare e far diventare un punto di forza. Grazie davvero per la testimonianza e tantissimi auguri per la Vostra nuova vita insieme.
      P. Provasi

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