paure covid

Quali sono le paure al tempo del Covid ?

Dopo un anno dall’inizio della Pandemia quali sono le preoccupazioni che ci attanagliano maggiormente e come possiamo affrontarle al meglio?


In questa intervista con la Dott.ssa Sara Comerio, psicologa e psicoterapeuta, proviamo a capire come fronteggiare nel modo migliore il protrarsi di questo difficile isolamento.

 

  • Le misure di distaccamento sociale imposte per limitare la diffusione del virus sono state una costante dell’ultimo anno, in tutti i contesti della nostra vita: tutto questo tempo in “isolamento” può provocare conseguenze sul piano psicologico?

L’impatto delle restrizioni varia da persona a persona, per alcuni il fatto di dover limitare i contatti è stato un vero sollievo, per altri un grosso problema.
Qui però entrano in gioco le storie delle persone e i momenti personali di vita che stavano e stanno affrontando.
Molti stanno usando questo tempo per riflettere su dove sono e per pensare a delle alternative soprattutto lavorative.

  

  • Tutti abbiamo cambiato le nostre abitudini di vita e comportamenti , ma quali sono i soggetti che subiranno maggiormente le conseguenze del protrarsi cosi esteso dell’isolamento?

 Sicuramente le fasce più colpite sono quelle dei bambini, i ragazzi e le donne vittime di violenza e maltrattamento dove la convivenza con la persona maltrattante aumenta i rischi.

Personalmente sto accogliendo in studio molti ragazzi che hanno dovuto affrontare il passaggio dalla terza media alle superiori in questo contesto.
Molte situazioni dove l’ansia è il correlato principale ed espressione di altre fatiche.
Ragazzi che sarebbero molto orientati sulla socializzazione come naturale loro propensione sono bloccati da questa situazione. La didattica a distanza risulta poco coinvolgente e molto impegnativa a livello cognitivo e mancano per molti gli spazi di decompressione e coinvolgimento delle attività sportive e artistiche-creative.

 

  • Il protrarsi dello stato di emergenza e la profonda incertezza generata dalla pandemia quali disturbi hanno portato o accentuato nelle persone?
    Quali sono le figure che più stanno
    risentendo di questa complicata situazione?

 Lo stato di emergenza e profonda incertezza generato dalla pandemia in corso ha portato un incremento di sintomi ansiosi e depressivi nella maggior parte della popolazione e questo ha avuto delle conseguenze ancora più importanti sulle persone che avevano già un disturbo mentale.
I disturbi del comportamento alimentare sono in continuo aumento. Durante le prime settimane del lockdown tantissime persone hanno sperimentato una forma di insicurezza e paura rispetto al fatto di poter acquistare cibo a sufficienza e abbiamo visto lunghe file ai supermercati e gli scaffali letteralmente depredati di ogni bene senza spesso una differenziazione tra generi primari e non.

Immaginiamo una persona che già si trovava a doversi confrontare con un disturbo alimentare, questa situazione ovviamente può aver contribuito a mantenere o peggiorare una sintomatologia già presente. L’aver in casa grandi scorre di cibo con una gran quantità di prodotti altamente calorici potrebbe aver facilitato le abbuffate o viceversa comportamento ancora più restrittivi per controllare il peso.

 

Anche la convivenza forzata con meno spazi di decompressione personale ha aumentato in molte famiglie la conflittualità e lo stato di attivazione emotiva con spesso l’utilizzo del cibo come regolatore  di vissuti emotivi che non riuscivano ad essere canalizzati in altro modo.

 

Così come i temi sollecitati relativi all’incertezza della situazione che stiamo vivendo, alla sensazione di perdita di controllo tutti temi sensibili per chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare possono aver aumentato le condotte alimentari disfunzionali che hanno la caratteristica di alleviare nell’immediato, ma solo in modo momentaneo le sensazioni di ansia e stress.

Sono per questo in aumento le richieste di psicoterapia di persone con disturbi del comporta alimentare che spesso chiedono giustamente un intervento integrato tra psicologo, dietologo e farmacologo.

 

  • L’ansia continua ad essere avvertita da tutti nel momento in cui vengono quotidianamente comunicati i dati sui contagi o sulla diffusione dei vaccini: come si può mitigare e gestire questo stato d’animo? Le paure vanno ascoltate?

La paura è un’emozione primaria che è fondamentale per la nostra sopravvivenza. Ci permette di metterci in salvo dai pericoli. L’allerta è necessaria per potersi attivare, ma un eccesso di allerta può determinare dei comportamenti impulsivi è poco lucidi e a volte anche controproducenti (affollare i supermercati, scappare).  La paura può diventare quindi panico o ansia generalizzata per cui ogni situazione viene letta come rischiosa o ancora timore eccessivo per la propria salute arrivando a leggere ogni minimo sintomo come un segnale certo di malattia.
Viceversa ci può essere una sottovalutazione del rischio e una tendenza a mettere lontano da se’ la percezione di pericolo (la Cina, altre regioni, altre città) .
Alcune persone hanno invece bisogno di trovare un colpevole per poter dare un senso a quello che sta succedendo e poter percepire un livello di controllabilità (da qui molte teorie complottiste). 

 

  • Quindi è comprensibile che disturbi quali ansia e depressione si siano maggiormente diffusi durante l’ultimo anno? Ci sono delle fasce di età che sono state particolmente colpite da questi disturbi?

In questo ultimo anno i sintomi di ansia e depressione sono aumentati nei bambini e soprattutto nei ragazzi a causa sicuramente dellisolamento dai loro coetanei e della modificazione della routine scolastica, tutti fattori che hanno contribuito a far vacillare se non addirittura crollare la sensazione di stabilità solitamente percepita. Pensiamo soprattutto a quegli ambienti familiari che non sono contenitivi e addirittura sono maltrattanti e non sicuri.
Ormai sappiamo ben chiaramente che in tempi di grande stress e profonda incertezza un ambiente familiare sicuro è un forte fattore protettivo, ma quanti bambini e ragazzi invece non possono contare su un ambiente sicuro?
 

Incertezza, isolamento e angoscia dei genitori hanno un impatto sulla salute mentale di bambini e adolescenti, sono aumentati molto anche i gesti autolesivi e disturbi del comportamento alimentare nei ragazzi.

L’uso eccessivo di Internet e l’esposizione prolungata nel tempo ai video giochi amplifica i vissuti d’ansia e non contribuisce allo sviluppo della propria creatività o all’imparare a stare nella dimensione della noia.

 

 

  • Lei ritiene che il comune sentito dire secondo cui alla lunga rischieremo di “impazzire” tutti non sia vero? Sapremo trovare la forza di superare il momento e creare una nuova normalità?
    Qual è la chiave per essere sempre più resistenti e resilienti?

Le persone reagiscono in modo diverso e questo dipende dalla lettura che facciamo della situazione  nel senso di RESPONSABILITÀ di quello che accade “è colpa mia se…”,  SENSO DI VULNERABILITÀ “chi mi assicura che i prodotti del supermercato non siano contaminati” ,IDEA DI CONTROLLO e di AUTOEFFICACIA personale “non posso fare nulla”. 

Sicuramente molti hanno dovuto affrontare malattie e lutti in un modo diverso e per molti queste esperienze sono state davvero molto traumatiche. Molti non hanno potuto accompagnare i loro cari sia nella sofferenza che nella morte facendo riverberare senso di impotenza e in molti vulnerabilità. In molti stanno chiedendo un supporto per questo è tanti anche per dover affrontare gli esiti del COVID sia come trauma dell’esperienza in se’ sia come esiti psicologici della malattia.

Il modo in cui le persone stanno affrontando questo periodo che a mio personale modo di vedere può essere comunque un’occasione personale, riflette quelli che sono i meccanismi psicologici di funzionamento delle persone e i loro meccanismo di difesa. Negazione della portata del problema, distanziamento emotivo,  iperinvestimento in altre aree di interesse sono le cose che si notano maggiormente. Così come emergono molto chiaramente le difficoltà ad empatizzare con le fatiche degli altri, a mettersi nei panni altrui, criticità nell’auto riflessività, ad autoregolarsi tutte espressioni anche di difficoltà o deficit metacognitivi.  

In un momento in cui il contesto esterno non ci aiuta a farci sentire al sicuro ed è imprevedibile trovare un modo per radicarsi dentro di sé a mio avviso è una grande risorsa.
Lavorare su di sé per trovare in se’ quella sicurezza che manca all’esterno è un’occasione preziosa. Un buon lavoro sulle risorse personali può essere di grande aiuto. Dobbiamo diventare più capaci di ascoltare quello che realmente sentiamo è quello che davvero vogliamo per noi. Sto seguendo diversi ragazzi che in questo periodo hanno messo in discussione percorsi universitari anche molto avviati, si stanno domandando se sono sulla strada giusta e chiedono un aiuto per poterlo capire. Lo psicologo non dirà mai “sì o no”, ma può aiutare le persone a capire di più i loro desideri e le loro paure, i percorsi psicologici non sono fatti solo per chi “sta male”.

 


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