Servizio di trattamento del Gioco d’Azzardo Patologico (GAP)

L’esperienza ludica è un momento indispensabile della vita umana, ci apre le porte di una dimensione capace di elargire gioia e di liberare l’individuo dalla ripetitività del quotidiano. Così Eugen Fink ci dice che nel gioco siamo per un po’ liberati dall’ingranaggio della vita, come trasportati su un altro mondo dove questa è più leggera, più aerea, più felice. Tant’è, che pur assumendo concezioni e modalità diverse in periodi storici diversi, il gioco accompagna l’uomo da sempre.

I giochi sono molti e possono acquisire significati differenti: perché si tratti d’azzardo però deve esserci una posta di valore messa in palio che non può essere ritirata e il risultato del gioco deve basarsi sul caso. Non tutti i giocatori d’azzardo sono patologici. Guerreschi, infatti, classifica i giocatori d’azzardo in 6 categorie:

  • Giocatori d’azione con sindrome da dipendenza: persone che hanno perso il controllo sul loro modo di giocare, il gap si configura come una dipendenza progressiva che abbraccia tutti gli aspetti della vita del giocatore
  • Giocatori per fuga con sindrome da dipendenza: per trovare sollievo da ansia, depressione, rabbia, noia o solitudine, attraverso il gioco fuggono da una realtà che non li soddisfa
  • Giocatori sociali costanti: per questi individui il gioco diventa la principale fonte di relax e diletto pur dando grande importanza a famiglia e lavoro
  • Giocatori sociali adeguati: è la categoria a cui appartiene la maggior parte della popolazione, il gioco rappresenta un passatempo e un divertimento, utile per distrarsi e socializzare; il gioco non interferisce con gli obblighi familiari, sociali e lavorativi
  • Giocatori antisociali: chi utilizza il gioco d’azzardo per ottenere guadagni illegalmente
  • Giocatori professionisti non patologici: coloro che considerano il gioco d’azzardo una professione, esercitando tale attività si mantengono economicamente

La dipendenza dal gioco d’azzardo non è una dipendenza legata ad una sostanza, come una droga o l’alcol. È il comportamento eccessivo che scatena nel corpo dei cambiamenti biochimici che influiscono sulla salute psichica e contribuiscono all’instaurarsi di una dipendenza. Nei sistemi di classificazione delle malattie, il comportamento di gioco patologico figura tra i disturbi del controllo degli impulsi ed è definito come un comportamento incontrollabile che consiste nel giocare d’azzardo in modo persistente e ricorrente, che prende il sopravvento sulla condotta di vita della persona interessata. Pertanto viene definita  dipendenza comportamentale ed è caratterizzata da:

  • Forte desiderio di giocare e di rincorrere le perdite
  • Difficoltà a controllare il gioco, ridurlo o interromperlo
  • Sintomi di astinenza quando non è possibile giocare (disagio, irritabilità, agitazione…)
  • Bisogno di aumentare costantemente le puntate e i rischi per mantenere elevata la condizione emozionale e di eccitazione
  • Dare precedenza al gioco rispetto ad altre attività e altri obblighi
  • Continuare a giocare nonostante le conseguenze negative (economiche, relazionali, familiari e lavorative)
  • Sollievo da sensazioni di ansia, solitudine, rabbia o depressione; fuga dai problemi
  • Mentire, chiedere denaro in prestito, compiere azioni illegali

La “psicoeducazione”, nell’ambito del trattamento del giocatore patologico, prevede una serie di colloqui strutturati finalizzati a raggiungere tre obiettivi fondamentali:

• aumento di consapevolezza rispetto alla connotazione patologica delle abitudini di gioco

• correzione degli errori cognitivi che portano il giocatore a perpetuare il proprio comportamento problematico

• supporto motivazionale per la riduzione/cessazione del comportamento di gioco.

Lo schema della psicoeducazione per giocatori patologici è stato definito per la prima volta dal professor Robert Ladouceur (psichiatra canadese, professore associato dell’Université Laval, Quebec); rivisto e tradotto in italiano dal dott. Tazio Carlevaro (psichiatra e psicoterapeuta svizzero, membro del Gruppo Azzardo Ticino).

Tale programma offre la possibilità di informare sul gioco d’azzardo patologico in breve tempo: sulla sua origine, sulle situazioni che lo mantengono e sulla sua terapia. Ha anche funzione preventiva, poiché conoscere le circostanze rende attenti, perché aumenta la possibilità di discriminare.

Consiste di poche sedute e in esercizi da fare a casa. Le domande della psicoeducazione sono “a cascata”, guidano il paziente verso la risposta attesa che, comunque, deve raggiungere lui. All’inizio del programma si indaga la richiesta portata dal giocatore, la sua motivazione a chiedere aiuto, la storia del gioco, la sua intensità e le sue conseguenze. In seguito si danno informazioni sul caso, l’azzardo, i giochi d’azzardo. Si indagano le ragioni per le quali le persone giocano, il ruolo del denaro e cosa fa diventare il gambling una patologia. Si indicano le prime misure da prendere: astinenza dal gioco, controllo finanziario, lista dei debiti (che vanno sempre pagati). Si informa il paziente su come gestire il desiderio di andare a giocare e cosa fare se la persona mette in atto il comportamento patologico. Infine si stimola il giocatore a mettere in atto comportamenti che diano ricompense e rinforzi positivi, per recuperare l’esperienza della gratificazione nella quotidianità (ristabilire relazioni positive con i familiari, ritrovare amicizie perdute e interessi piacevoli, persi a causa del gioco). Inoltre si dovrebbero spiegare le possibilità di cura esistenti, le eventuali ricadute e il modo in cui affrontarle.

Potete contattare il numero 344.1687150 o scrivere a info@spazioconnessioni.it per maggiori informazioni o per sottoporre una vostra situazione.