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Mediazione Familiare: una strada meno dolorosa

Mediazione Familiare: una strada meno dolorosa

Mediazione Familiare: una strada meno dolorosa

La Mediazione Familiare è un processo decisionale attivo nel quale il MEDIATORE (terzo imparziale e debitamente formato) aiuta a identificare tutti i problemi che occorre affrontare nell’accordo di separazione personale dei coniugi.

La mediazione è un processo NON ANTAGONISTICO che aiuta le persone a negoziare direttamente i propri accordi e a sciogliere il legame coniugale una volta deciso di separarsi o di divorziare. Viene data la possibilità di negoziare i problemi in modo vantaggioso per entrambi nella più totale riservatezza.

In mediazione si realizza la ricerca reciproca di una soluzione ragionevole; nessuna delle parti può vincere danneggiando l’altro.

La Mediazione si pone l’obiettivo di rendere la coppia protagonista e responsabile nella gestione del conflitto in un’ottica di continuità genitoriale. Infatti, i due obiettivi principali della Mediazione Familiare sono:

  • accompagnare i genitori in conflitto nella ricerca di soluzioni reciprocamente soddisfacenti per sé e per i figli;
  • trovare o ritrovare una comunicazione il più possibile funzionale che permetterà loro di rispettare gli accordi e di essere capaci di trovarne altri in base all’evoluzione dei bisogni di tutti i membri della famiglia e dei cambiamenti che la vita porterà loro di fronte.

Per quanto riguarda gli argomenti affrontati durante la mediazione familiare, il percorso prevede la possibilità di trattare tutte le tematiche inerenti l’organizzazione della separazione, sia nei suoi aspetti emotivi sia in quelli materiali, in quanto tutti facenti parte integrante degli scambi relazionali tra i componenti di una famiglia e quindi possibili oggetti di negoziazione dei nuovi patti della coppia separata.

Relativamente agli aspetti relazionali, tra i temi più frequentemente discussi compaiono: l’affidamento dei figli, l’analisi dei bisogni di genitori e figli, la continuità genitoriale, il calendario delle visite del genitore non affidatario, le vacanze, la regolazione dei tempi e dei modi di frequentazione tra i figli e i componenti delle famiglie d’origine, le scelte educative, la comunicazione della separazione ai figli, la comunicazione tra i genitori, la relazione con gli eventuali nuovi compagni dei genitori, problematiche legate alla famiglia ricostituita, ecc….

E’ la coppia in ogni caso che sceglie le problematiche da negoziare. E’ possibile quindi che essa senta il bisogno di portare in mediazione solo alcuni dei temi che vengono tipicamente affrontati nell’ambito di una separazione, avendo per gli altri già elaborato in autonomia delle soluzioni soddisfacenti. In tali casi si parla di Mediazione mirata, che implica pertanto un numero circoscritto di incontri (ad esempio, sulla comunicazione della separazione ai figli, il calendario, le vacanze, ecc.).

Tale percorso permette alle parti di vivere costruttivamente le loro conflittualità e di riorganizzare la loro vita ritrovando benessere e serenità. I genitori saranno tali per sempre, anche se non saranno più una coppia.

La mediazione familiare è complementare alla consulenza legale degli avvocati, non li sostituisce! L’accordo raggiunto verrà valutato dal legale di fiducia ed eventualmente inserito nelle pratiche di separazione/divorzio.

Allo steso modo la mediazione può aiutare in altre situazioni, come ad esempio in caso di conflitti intergenerazionali (o tra generazioni). La mediazione intergenerazionale è un intervento a sostegno delle relazioni familiari, in modo particolare dei legami che coinvolgono più generazioni (relazioni tra genitori, figli, nonni) e che sono in conflitto, necessitano di una riorganizzazione o vivono un momento di difficoltà.

L’intervento è gestito da un Mediatore che facilita il dialogo, la comprensione e la negoziazione di significati ed interessi tra le generazioni, tra genitori anziani e figli adulti, nipoti, nonni o parenti, allo scopo di raggiungere e definire, in un clima collaborativo, accordi soddisfacenti per tutti i membri della famiglia.

“Non si deve negoziare per paura, ma non si deve mai aver paura di negoziare” J.F. Kennedy

Psicoterapia bambini e adolescenti

Psicoterapia Bambini ed Adolescenti

Psicoterapia per Bambini ed Adolescenti

Durante l’infanzia e l’adolescenza vengono acquisite le fondamentali capacità cognitive, relazionali, comunicative e sociali che saranno di riferimento nell’età adulta. La personalità si sviluppa attraverso il superamento sia dei normali momenti di crisi che accompagnano le varie fasi evolutive sia di problematiche impreviste ed eventi straordinari (perdite, separazioni, lutti, malattie, abusi…).

Il bambino e il ragazzo possono esprimere disagio e stress attraverso canali differenti rispetto all’adulto, manifestando quindi non solo ansia, paure e fobie, ma anche difficoltà linguistiche e di apprendimento, difficoltà di attenzione, cali del rendimento scolastico, problemi relazionali con i coetanei e/o con gli adulti.

Ancora, il disagio può mostrarsi sotto forma di problemi del sonno e dell’addormentamento, disturbi psicosomatici (emicranie, mal di pancia ricorrenti, vomito), difficoltà nel controllo sfinterico (enuresi, encopresi), disturbi alimentari e della nutrizione. Non di rado emergono comportamenti disfunzionali (mutismo, comportamenti aggressivi ed oppositivi, eccessive reazioni di collera e rabbia, difficoltà a rispettare le regole e a tollerare le frustrazioni, iperattività). Durante la fase dell’adolescenza, oltre agli aspetti già sottolineati, possono delinearsi problemi di carattere definito e specifico, in relazione alle domande, le incertezze e i dubbi legati alla crescita. In questa fase evolutiva, spesso possono evidenziarsi momenti di crisi legati alle trasformazioni corporee e alla definizione della propria identità di ruolo, difficoltà nel comunicare con gli adulti o con i coetanei, problematiche scolastiche e di progettazione del proprio futuro formativo – professionale. Talvolta, poi, emergono difficoltà di apprendimento che prima erano rimasti silenti e che ora si manifestano al crescere delle richieste del contesto.

Tutti questi sintomi possono rappresentare un tentativo, da parte del bambino e del ragazzo, di comunicare in maniera implicita una fatica o un disagio: è quindi importante che i genitori, gli insegnanti, gli educatori sappiano cogliere questi segnali, per poterli portare all’attenzione dello specialista. L’intervento psicologico si pone l’obiettivo di trovare insieme il significato di questi atteggiamenti all’interno del processo evolutivo e del contesto relazionale. Questo, spesso, consente di superare la crisi in atto, portando in primo piano le proprie risorse.
Talvolta è possibile intervenire sul bambino “indirettamente”, attraverso la sola consultazione dei genitori. Se invece lo si ritiene necessario, è possibile lavorare direttamente con il bambino, con il costante coinvolgimento delle figure genitoriali.

Il Servizio attivo nel nostro studio è multidisciplinare e svolge una pluralità di interventi a tutela della salute psichica e psico-fisica dell’infanzia e adolescenza, attraverso il coinvolgimento di varie figure specialistiche.

L’intervento si apre con una valutazione delle situazioni problematiche, cui segue un progetto mirato in questi possibili ambiti:

– Prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione delle problematiche psichiche e psico-fisiche dell’età evolutiva: problemi di adattamento, manifestazioni sintomatiche varie, disturbi d’ansia e dell’umore;
– Percorsi di Mindfulness;
– Servizio di psicoterapia rivolto al minore, alla coppia genitoriale e alla famiglia.

– Psicoterapia EMDR;

– Consultazioni rivolte al minore, al singolo, alla coppia genitoriale e alla famiglia;

– Orientamento scolastico e interventi mirati alla risoluzione di crisi motivazionali e alla gestione dall’ansia da prestazione scolastica;

– Terapia della neuro e psicomotricità;

– Neurofeedback sia per DSA che per patologie e sintomi.

Disturbi del comportamento alimentare

Disturbi del comportamento alimentare

Disturbi del comportamento alimentare

Nelle società industriali avanzate un numero sempre più elevato di persone, soprattutto donne, dedica grande attenzione e preoccupazione al controllo del peso e dell’immagine per mezzo di diete, esercizio fisico e altri comportamenti, più o meno nocivi.

Questo fenomeno fa da sfondo al notevole aumento dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) nella popolazione mondiale, che recentemente stanno raggiungendo un rilievo clinico e sociale di dimensioni preoccupanti.

Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e Binge Eating Disorder (Disturbo da Alimentazione Incontrollata) sono i quadri principali, ma accanto a loro è presente un’ampia ed eterogenea categoria di disturbi dell’alimentazione atipici (Disturbi NAS, Non Altrimenti Specificati). I problemi legati ad un disturbo dell’alimentazione sono spesso correlati ad un’eccessiva attenzione verso il peso, le forme del corpo e l’alimentazione fino a comprometterne in modo significativo la qualità di vita.

I sintomi di una persona soggetta a disturbi alimentari possono essere vari, come ad esempio la diminuzione della quantità di cibo quotidiano, il digiuno, le crisi bulimiche (ingerire una notevole quantità di cibo in un breve lasso di tempo), il vomito per controllare il peso, l’uso di anoressizzanti, lassativi o diuretici allo scopo di controllare il peso, un’intensa attività fisica. Una caratteristica quasi sempre presente in chi soffre di un disturbo alimentare è la percezione che la persona ha dell’aspetto, cioè il modo in cui la forma distorta del proprio corpo influisce sulla vita, molto più che l’immagine reale.

Per la persona che soffre di un disturbo alimentare, spesso tutta la vita ruota attorno al cibo e alla conseguente paura di ingrassare.

Per queste persone anche momenti di vita che prima potevano sembrare banali, come andare a mangiare a casa di amici, durante la malattia, risultano essere fonti di ansie. Spesso i disturbi alimentari sono associati anche ad altre patologie, come ad esempio i disturbi d’ansia, la depressione e l’abuso di alcool o altre sostanze. La prevalenza dei DCA nella popolazione generale appare in aumento nelle giovani donne, che rappresentano la categoria più a rischio.

Nell’anoressia nervosa può capitare che la persona non sempre si renda conto di avere un problema. All’inizio, la perdita di peso potrebbe addirittura far sentire meglio la persona, in quanto più magra, più bella e più sicura di sé. Spesso chi soffre di anoressia non riesce obiettivamente a giudicare il proprio corpo perché l’immagine che viene riflessa allo specchio risulta essere sempre “troppo grande”.

La bulimia nervosa si caratterizza per le ripetute abbuffate seguite poi da condotte di eliminazione e preoccupazione per il peso e le forme del corpo.

Il disturbo da alimentazione incontrollata ha come principale caratteristica i ricorrenti episodi di abbuffate che non sempre sono seguiti da comportamenti di compenso come nella bulimia nervosa. Anoressia, bulimia e disturbi da alimentazione incontrollata sono spesso solo sintomi di un disagio globale della persona, che esprime situazioni di difficoltà più profonde attraverso un alterato rapporto con il cibo, attraverso comportamenti estremi di appetizione o rifiuto del cibo stesso, in grado di condurre nel tempo ad un deterioramento del funzionamento fisico e psichico.

Queste patologie dunque possono essere rappresentate come un iceberg. Ciò che i DCA ci mostrano è spesso solo la punta: la parte sommersa, che non si vede, è il luogo dove si situano le problematiche soggettive, i vissuti, le emozioni, il dolore. L’approccio di cura prende in considerazione la persona inserendola nella sua storia e nel suo sistema famigliare, e permettendole di esprimere la sofferenza relazionale ed esistenziale che si cela dietro al disturbo alimentare.

AYURVEDA, mente e anima

AYURVEDA, mente e anima

AYURVEDA, mente e anima

L’Ayurveda è un sistema medico completo che considera l’individuo nel suo complesso di corpo mente ed anima, in continua interrelazione e scambio con l’ambiente. Nata in India migliaia di anni fa, l’Ayurveda è una materia completa proiettata al completo benessere fisico e mentale.

Attualmente è annoverata dall’Unione Europea e dalla maggior parte degli Stati membri tra le medicine tradizionali la cui erogazione è consentita da parte di medici qualificati. È uno dei sistemi di medicina naturale più antichi tramandati dall’uomo, un grande dono dell’India al mondo. L’Ayurveda si basa su una profonda conoscenza della relazione tra corpo, mente e spirito. La salute è quindi uno stato di equilibrio, nel quale i fattori fisici hanno la stessa importanza di quelli psicologici.

In occidente spesso l’Ayurveda è ricondotto a terapie di purificazione, rilassamento e bellezza abbinata alla cosmesi, ma in realtà comprende un orizzonte assai più ricco e complesso di attività. Lo scopo principale dell’Ayurveda è infatti quello di conservare la buona salute e il benessere in modo da dare sostegno al perseguimento di questi obiettivi.

L’ayurveda si occupa da tutti i punti di vista del benessere dell’uomo, dal suo aspetto fisico e psichico a quello spirituale. Si occupa sia delle patologie che dello stato di salute normale. Lo scopo è di aiutare i malati a curarsi e le persone sane a mantenere il proprio benessere e prevenire le malattie.

Per la medicina ayurvedica il concetto di salute è inteso non come assenza di malattia, ma come l’espressione di pieno benessere fisico, psichico e spirituale di un organismo considerato nella sua globalità, in relazione continua con l’ambiente e in perfetto equilibrio. Tale equilibrio è favorito dall’assunzione di principi naturali, da una dieta equilibrata e da uno stile di vita corretto compreso il massaggio.

I benefici fisici di un trattamento ayurvedico sono molteplici. Si può ottenere il rilassamento, il rallentamento dell’invecchiamento, la disintossicazione ed il ringiovanimento dei tessuti, la tonificazione dei muscoli, la correzione delle inabilità psicofisiche, il miglioramento della flessibilità alle giunture, l’alleviamento dei dolori reumatici, il benessere in maternità ed agli infanti.

A livello fisiologico grazie ai trattamenti ayurvedici si può ottenere un miglioramento del funzionamento degli organi, del sistema digestivo, circolatorio, respiratorio ed escretorio. A livello psicologico calma, chiarezza mentale, resistenza allo stress, eliminazione dei traumi emozionali, di stanchezza, depressione, insonnia ed ansia, miglioramento della comunicazione. L’ayurveda affianca alle diverse sostanze da assumere esercizi differenti secondo lo stato di salute come posizioni yoga e tecniche di respirazione profonda.

Un trattamento ayurvedico prevede massaggi del corpo del paziente per un tempo stabilito, con manovre precise per attivare il benessere sugli organi interni. Queste tecniche si possono eseguire sia in modo parziale che totale sulle diverse parti del corpo. Le sedute hanno una

durata di circa 60 minuti e sono adatte a chiunque, sia a chi sta bene che chi è malato. I benefici che si ottengono con i massaggi sono sia di tipo fisico, che fisiologico e psicologico.

Osteopatia: cos'è

Osteopatia: cos’è

Osteopatia: cos’è

L’osteopatia è una forma di medicina non convenzionale riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Viene definita dall’Istituto Superiore di Osteopatia come “un sistema consolidato di assistenza alla salute basato sul contatto manuale per la valutazione, la diagnosi e il trattamento di diverse patologie”.

Si tratta di una forma di assistenza alla persona. Il termine “Osteopatia” è stato coniato dal suo fondatore, il chirurgo americano Dr Andrew Taylor Still, che alla fine del XIX secolo scoprì le relazioni esistenti tra l’equilibrio funzionale del corpo e la salute. Il Dr Still, deluso dalla medicina tradizionale che non era riuscita a salvare i suoi tre figli colpiti dalla meningite, dopo anni di studio e sperimentazioni, elaborò una nuova concezione del corpo umano ed un altro modo per curarlo.

Il primo principio definisce il corpo come unità; tutte le strutture somatiche sono collegate e dipendenti le une dalle altre. Il secondo principio riguarda il fenomeno di autoguarigione. Il corpo ha la capacità di raggiungere autonomamente il proprio equilibrio ed il compito dell’osteopata sarà favorire questo processo. L’ultimo principio determina il rapporto imprescindibile fra struttura e funzione delle parti. Il razionale osteopatico si base sull’applicazione di tutti e tre i principi in relazione ai bisogni specifici della persona.

L’osteopatia si basa sull’utilizzo di rimedi naturali ed esclusivamente manuali, agendo attraverso la manipolazione dei tessuti, senza l’uso di farmaci. L’approccio Osteopatico, grazie ad una visione globale (olistica) del corpo ha lo scopo di rimuovere le disfunzioni che ostacolano i processi di guarigione. Grazie ai suoi principi (alle sue numerose tecniche), l’osteopatia è in grado di intervenire su persone di tutte le età, dal neonato all’anziano, dallo sportivo alla donna in gravidanza. Ultimamente si sta affermando sempre più il campo dell’osteopatia pediatrica, nella prevenzione e nel trattamento di numerosi disturbi quali coliche, reflusso e disturbi del sonno.

Si tratta di una forma di assistenza incentrata sulla salute della persona piuttosto che sulla malattia; si avvale di un approccio causale e non sintomatico (spesso infatti la causa del dolore trova la sua locazione lontano dalla zona dolorosa), ricercando le alterazioni funzionali del corpo che portano al manifestarsi di segni e sintomi che possono poi sfociare in dolori di vario genere.

Per disfunzioni si intendono limitazioni della mobilità che possono essere a carico del sistema scheletrico, del sistema viscerale, del sistema fasciale o del sistema cranio-sacrale e che grazie all’ausilio di tecniche manipolative l’osteopata rimuove ripristinando la corretta armonia ed il corretto funzionamento.

L’osteopatia è una materia che principalmente si occupa di curare problemi strutturali e meccanici di tipo muscolo-scheletrico, ma anche alterazioni funzionali degli organi. È efficace per la cura di diversi disturbi che possono affliggere l’individuo quali ad esempio artrosi, cefalee, dolori articolari, muscolari e stanchezza cronica. Un trattamento Osteopatico è inoltre in grado di agire anche sul miglioramento posturale dell’individuo, sia in fase di crescita che in età adulta.

Poiché l’osteopatia riequilibra le funzioni vitali e agisce con uno scopo curativo ma soprattutto preventivo, le indicazioni per un trattamento osteopatico sono molto ampie e indicate per tutte le fasce di età. Qui di seguito un elenco di casi, tuttavia non esauriente, che possono esser oggetto di trattamento osteopatiche.

Principali disturbi trattati:

  • Male al collo (cervicalgia)
  • Cefalea
  • Lombaggini, lombosciatalgia
  • Discopatia
  • Male alla spalla e restrizione del movimento 
  • Tensione addominale e difficoltà digestive
  • Scorretta postura
  • Sistema muscolo-scheletrico:
  • Cervicalgia
  • Male alla spalla
  • Lombalgia
  • Discopatia
  • Dolore sacrale, gluteo
  • Artrosi e rigidità 
  • Male a gomito, polso, mano
  • Tendiniti
  • Male ad anca e ginocchio (coxalgia e gonalgia)
  • Distorsioni caviglia
  • Dolore al piede in appoggio (metatarsalgia)
  • Dolore costale o intercostale
  • Chiusura e rigidità dorsale (lordosi e cifosi)
  • Scoliosi 
  • Dorsalgia
  • Pubalgia
  • Sistema neurologico
  • Cefalee
  • Vertigini e instabilità
  • Sistema neurovegetativo
  • Fatica cronica
  • Disturbi del sonno
  • Stress
  • Irritabilità 
  • Stati ansiosi
  • Sistema digestivo
  • Disturbi intestinali
  • Stipsi
  • Gonfiore, tensione addominale
  • Diarrea
  • Gastralgie
  • Dispepsia
  • Reflusso gastroesofageo
  • Ernia jatale
  • Sistema genito-urinario
  • Dismenorrea
  • Dispareunie
  • Cistiti croniche
  • Cicatrici da parto
  • Osteopatia e gravidanza
  • Pavimento pelvico
  • Cicatrici da parto cesareo
  • Alterazioni posturali
  • Disturbi viscerali
  • Osteopatia e pediatria
  • Plagiocefalie
  • Coliche
  • Problemi digestivi
  • Rigurgiti
  • Scoliosi
  • Dismorfismi
  • Paramorfismi
  • Disturbi del sonno
  • Osteopatia e ORL
  • Otiti croniche
  • Sinusiti
  • Deglutizioni atipiche
  • Osteopatia e odontoiatria
  • Disturbi atm
  • Malocclusioni
  • Osteopatia e sport
  • Osteopatia e geriatria
Shiatsu

Shiatsu, la ricerca dell’equilibrio

Shiatsu, la ricerca dell’equilibrio

Lo Shiatsu è una disciplina olistica nata in Giappone nel secolo scorso e basa le proprie fondamenta sulle antiche teorie della Medicina Tradizionale Cinese. Il nome significa letteralmente “pressione“, che viene effettuata con diverse parti del corpo, come dite, mani, gomiti e ginocchia e serve per riequilibrare l’energia lungo i merdiani. Questa tecnica si basa sulla concezione energetica tipica della medicina cinese tradizionale, in cui un individuo può accusare uno stato di malessere soprattutto dove l’energia è in eccesso.

Quando si parla di Shatsu, si parla di una pratica manuale che agisce sul flusso energetico dell’essere umano. Non è un massaggio: si effettua tramite pressioni con il pollice, il palmo della mano e, talvolta, con gomito e ginocchio. L’operatore lavora prevalentemente in ginocchio, mentre il ricevente è sdraiato a terra su un comodo futon e rimane interamente vestito.

L’operatore lavora sulle zone che manifestano un bisogno di sblocco o di attivazione dell’energia, ascoltando, attraverso la pressione, i cambiamenti che si attuano nel corpo del ricevente e modulando il trattamento sulla base di un dialogo non verbale che pone l’attenzione ai bisogni del corpo ai suoi messaggi. Per questa ragione è necessario che il trattamento si svolga in una condizione di calma e silenzio.

A seconda del bisogno personale può essere avvertita una profonda e piacevole leggerezza oppure la sensazione di una intensa energia vitale grazie ad un effetto tonificante. Il ricevente, come primo effetto, acquisisce una maggiore consapevolezza corporea, oltrepassando la semplice percezione del sintomo ed accedendo al proprio vissuto emotivo.

Il trattamento si svolge in una condizione di calma e silenzio: l’operatore intraprende con il ricevente un dialogo non verbale che pone l’attenzione ai bisogni del corpo e ai suoi messaggi. Il ricevente, come primo effetto, acquisisce una maggiore consapevolezza corporea, oltrepassando la semplice percezione del sintomo ed accedendo al proprio vissuto emotivo.

Shiatsu, gli effetti benefici

Le tecniche di shiatsu consentono una larga serie di benefici dunque, che vanno dal rilassamento al vigore muscolare, dall’annullamento dello stress al ripristino dell’energia sopita in determinate parti del corpo, dalla rieducazione del muscolo alla cura del benessere psicofisico globale.

Alcune tecniche consentono anche una valida forma di prevenzione, suggerendo un intervento di contatto finalizzato alla correzione di un disequilibrio organico. Lo Shiatsu nasce come tecnica di prevenzione, ma è anche un validissimo aiuto contro lo stress e le tensioni muscolari, inoltre rinforza le aree più deboli e regola le funzioni degli organi interni, incluso il sistema immunitario. Questa pratica si rivolge quindi sia a quelle affezioni che sono al limite tra il psichico e il somatico (ansia, depressione, ecc.), sia a quelle turbe provocate da un disordine della funzionalità organica (emicranie, gastriti, disturbi mestruali, ecc.), come pure ai disturbi dell’apparato scheletrico e muscolare (cervicalgie, lombalgie, ecc.).

Attraverso il meccanismo di riequilibrio attivato dal corpo grazie alle pressioni, si ottiene una profonda sensazione di benessere fisico, mentale e spirituale e si stimola la capacità di auto- guarigione. I cambiamenti riscontrati con più frequenza riguardano la qualità della vita nella sua globalità: sonno, appetito, umore, relazioni con gli altri, rilassamento fisico e psicologico.

Genitorialità consapevole: Cosa vuol dire essere genitori consapevoli?

Genitorialità

Genitorialità consapevole: Cosa vuol dire essere genitori consapevoli?

Il bisogno di genitorialità consapevole caratterizza le famiglie del nostro tempo: paure, ansie, preoccupazioni, bisogno di risposte nella convinzione di poter essere pronti, di poter controllare tutto ciò che appartiene alla funzione genitoriale.

Tutti siamo sempre più consapevoli che in una società caratterizzata da una richiesta continua di cambiamento, essere genitori è un mestiere veramente difficile. Educare il proprio figlio vuol dire non solo essere disponibili e pronti a cambiare il proprio stile di vita con le nuove esigenze, ma anche mettere in discussione il rapporto con il partner e la propria realizzazione professionale.

Un bambino viziato, super-protetto o troppo vincolato, è un figlio per lo più infelice. Questo avviene perché inconsapevolmente trasmettiamo ai nostri figli i bisogni insoddisfatti, le aspettative deluse e i sogni irrealizzati del genitore durante la propria vita.

Per assolvere ad un compito tanto difficile com’è quello di fare il padre o la madre, quasi mai il genitore si ferma a considerare la propria strategia, ma la attua, spesso confondendo i propri bisogni con quelli dei figli.

Di cosa ha bisogno il genitore consapevole?

Il corso si propone di tracciare un percorso che aiuti i genitori a scoprire le proprie consapevolezze affinché possano trasmettere questo modo d’essere ai figli. Si rivolge a tutti i genitori che si sentono pronti a prendersi del tempo per riflettere sulle loro scelte genitoriali per trasmettere (e non solo insegnare) ai figli uno stile di vita basato sull’autoconsapevolezza.

Per arrivare ad essere un genitore consapevole la strada è lunga e bisogna iniziare ragionando considerazioni sul ruolo dei genitori e sui doveri che ne derivano. Il genitore consapevole è soprattutto un genitore capace di apprezzare il presente. L’incapacità di soffermarsi su quanto ci accade ogni giorno, si combina con il mancato apprezzamento dell’ordinario per mettersi sempre alla ricerca di un risultato migliore.

Quando aspettiamo un bambino oltre alle emozioni più totalizzanti della nostra vita, iniziano anche un sacco di preoccupazioni e di timori. “La gravidanza andrà bene? Il parto sarà doloroso? Mio figlia sarà sano?” E poi più il tempo passa più le domande si complicano “Sarò una buona madre? Riuscirò a non perdere la pazienza?”. Più il tempo passa più pensiamo al futuro, al prossimo passo.

Questo comportamento piuttosto che spronare ad ottenere un risultato migliore, insegna invece a non godere di ciò che si ha perché c’è sempre una meta migliore da raggiungere. Ai figli dovrebbe essere insegnato di apprezzare il viaggio, la vita, il percorso, perché ogni momento che sia bello o brutto non è fine a se stesso, ma incarnato nel divenire.

Grazie al corso i genitori impareranno ad aiutare i propri figli a crescere, formando una loro identità e mettendo a frutto una serie di potenzialità, che crescendo potranno utilizzare in futuro.

Verranno poste alle basi quelle condizioni favorevoli che poi i figli si troveranno a gestire come meglio crederanno, senza forzare, ma proponendo con delicatezza e osservando le sue reazioni e i suoi interessi. Non bisogna imporre ma proporre stimoli da condividere insieme, senza la rigidità delle aspettative genitoriali e dei giudizi che ne derivano.

Mindfulness per adulti: i benefici

Mindfulness per adulti

Mindfulness per adulti: i benefici

Portare attenzione al proprio presente, avere un atteggiamento accogliente e valutare le proprie emozioni e sensazioni fisiche senza pregiudizio.

La Mindfulness per adulti è strutturata per garantirti di entrare in contatto intimo e profondo con la tua vita, aiutandoti a gestire tutte quelle reazioni che portano a vivere momenti di stress e sofferenza.

I benefici della mindfulness per adulti

La mindfulness, come dimostrato da varie ricerche scientifiche, ha una serie di vantaggi notevoli:

  • aiuta a riconoscere  le tue emozioni, riducendo quelle negative;
  • permette di raggiungere un maggiore equilibrio emozionale;
  • aumenta il benessere e la consapevolezza psico-corporea;
  • incrementa la capacità di attenzione e memoria
  • riduce ansia, agitazione, inquietudine, depressione, disturbi del sonno, disturbi fisici e problematiche alimentare

La mindfulness, abbinata ad uno sguardo comprensivo verso sé stessi, possono aiutarci ad affrontare tutti i problemi che la vita ci mette davanti.

Per informazioni potete contattarci al numero 344.1687150 o scrivere a info@spazioconnessioni.it

 

Mindfulness: cos'è, storia, in cosa consiste

Mindfulness

Mindfulness: cos’è, storia, in cosa consiste

Mindfulness: che cos’è e gli obiettivi

Forse la definizione più chiara della Mindfulness quella data da Jon Kabat-Zin:

“Mindfulness significa prestare attenzione, ma in un modo particolare: con intenzione, al momento presente, in modo non giudicante”. 

 

Le origini della mindfulness: la tradizione buddista

Mindfulness, spesso, è l’abbreviazione di ciò che si intende per “protocolli basati sulla Mindfulness” (MBIs: Mindfulness – Based Interventions), ovvero percorsi che si basano sulla Meditazione di Consapevolezza. Il termine Mindfulness, però, di per sé fa riferimento ad uno stato della mente che può essere coltivato attraverso la meditazione e che Jon Kabat-Zinn, in uno suo scritto del 1994, definisce con particolare chiarezza come «ciò che sorge quando prestiamo attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e con un atteggiamento non giudicante».

E’ infatti la trasposizione inglese della parola dell’antica lingua indiana pali “sati”, che può essere traducibile in italiano con “consapevolezza”. Molti approcci spirituali abbracciano pratiche meditative che coltivano proprio questo stato mentale benefico (la tradizione buddhista in primis): possiamo dunque dire che tutto ciò ha a che fare con gli aspetti più spirituali del nostro essere. Ciò non significa rimanere nel campo della religione. Infatti, sin dagli anni ’70 Jon Kabat Zinn, biologo molecolare statunitense che praticava meditazione, creò un percorso strutturato del tutto innovativo, che univa la millenaria esperienza delle tecniche meditative con aspetti scientifici e psicoeducazionali, proprio in ambito medico.  Nel 1979 fondò la prima Clinica per la riduzione dello stress basata sulla coltivazione della Consapevolezza.

Da questi lavori pioneristici, le applicazioni e gli studi (nell’ambito della salute fisica, mentale, organizzativa e comunitaria) si sono moltiplicati nei decenni successivi, diffondendosi in tutto il mondo e sottoponendosi a validazioni di rigore scientifico. In sintesi, è importante dunque evidenziare come la mindfulness non è una tecnica, ma uno stato mentale che si raggiunge attraverso la meditazione e che i percorsi di mindfulness altro non sono che un primissimo approccio alla meditazione stessa, a partire dalle intuizioni di Kabat Zinn e dei suoi collaboratori.

 

In cosa consiste la Mindfulness?

 

La pratica Mindfulness non è soltanto un modo di utilizzare la nostra attenzione, bensì permette di metterci in una relazione differente con i nostri disagi e fatiche di vita, esperienza comune a tutti gli esseri umani, il che rende la Mindfulness indicata per tutti. Osservazione e conoscenza della nostra mente e dei suoi processi, in particolar modo delle nostre reazioni istintive e dei nostri automatismi comportamentali, possono permetterci di scegliere e vivere pienamente il presente.
La Mindfulness ha quindi un grande potere liberatorio.

“… Si è visto che la mindfulness ha un effetto positivo su numerosi sintomi, psicosomatici e correlati allo stress, come, per esempio, la depressione e il dolore cronico. Ne derivano importanti benefici sulla salute fisica, con un aumento delle risposte immunitarie, della pressione sanguigna e dei livelli di cortisolo. Si è anche dimostrato che essa attiva le regioni del cervello coinvolte nella regolazione emotiva e induce cambiamenti in regioni correlate alla consapevolezza corporea e alla paura.” Da “Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche. Van der Kolk, Cortina ed.”

 

Per informazioni potete contattarci al numero 344.1687150 o scrivere a info@spazioconnessioni.it

 

MINDFULNESS NEI PAZIENTI ONCOLOGICI

Mindfulness nei pazienti oncologici

Mindfulness nei pazienti oncologici

Ricevere una diagnosi di malattia causa spavento, preoccupazione e profonda angoscia fisica e psicologica.

Il paziente che riceve diagnosi di cancro, deve affrontare l’esperienza della perdita fisica o del significato della prognosi che si sconta con una idea di benessere e felicità.

Perché la mindfulness in oncologia?

L’oncologia rappresenta uno degli ambiti in cui i protocolli basati sulla mindfulness hanno mostrato le maggiori evidenze.

Le esperienze di vita del paziente oncologico non sono descrivibili con modelli e categorie psicopatologiche, si caratterizzano piuttosto per un insieme di vissuti psicologici e segnali fisici con cui la persona dovrà fare i conti per molto tempo e che hanno a che fare con circoli viziosi ansioso – depressivi.

La mindfulness nei pazienti oncologici ponte attenzione sul modo in cui la mente accoglie ed elabora l’esperienza della malattia, partendo da un livello sensoriale e passando per uno cognitivo ed emotivo.

Nel corso, i pazienti imparano a guardare in una maniera differente, guidata dalla consapevolezza, i propri schemi personali di disagio. Per mezzo del corso e delle pratiche, i partecipanti gradualmente apprendono a voltarsi verso le difficoltà, esplorando con interesse e gentilezza l’esperienza fisica e mentale del tumore e della paura di una ricaduta.

 

QUALI BENEFICI PER I PAZIENTI?

 

La mindfulness oncologica, più che essere una tecnica, è un modo di sperimentare la vita, allontanando tutti quegli stati che ci fanno provare tensione, insicurezza, impotenza, compresa la percezione della nostra fragilità.

Nel corso, i pazienti imparano a guardare in una maniera differente, guidata dalla consapevolezza, i propri schemi personali di disagio. Per mezzo del corso e delle pratiche, i partecipanti gradualmente apprendono a voltarsi verso le difficoltà, esplorando con interesse e gentilezza l’esperienza fisica e mentale del tumore e della paura di una ricaduta.

Lo scopo finale è quello di insegnare la mindfulness direttamente ai pazienti perché la utilizzino nella quotidianità per migliorare la loro qualità della vita e supportare le cure mediche.

Gli studi hanno evidenziato l’efficacia di questi programmi sia sul piano psicologico che sul piano fisico: riduzione dei livelli di di stress, ansia, depressione e miglioramenti riguardo a disturbi del sonno, astenia, dolore e nausea.

Le pratiche di consapevolezza hanno dunque effetti biologici che possono

  • promuovere la salute
  • ridurre lo stress associato alla malattia
  • ridurre i sintomi ansiosi e depressivi
  • ridurre l’irritabilità
  • migliorare la qualità del sonno e della vita

DETTAGLI CORSI

Il percorso mindfulness con i pazienti oncologici (MBCT-ca: Mindfulness Based Cognitive Therapy – cancer) prevede dunque un lavoro che si snoda in 8 settimane (9 incontri complessivi), offrendo un supporto per imparare un diverso modo di “stare con” i propri vissuti emotivi, anche quelli più faticosi.